giovedì 20 luglio 2017

Mafia Capitale: Carminati condannato a 20 anni, 19 anni a Buzzi

Il tribunale di Roma ha condannato Salvatore Buzzi a 19 anni di reclusione al termine del processo a mafia capitale, 20 anni per Massimo Carminati, 11 per Luca Gramazio. Cade l'accusa di associazione mafiosa a 19 imputati del processo a mafia capitale, tra cui i presunti capi Carminati e Buzzi. Per l'ex capo dell'assemblea Capitolina Mirko Coratti (Pd) la corte ha deciso una pena di 6 anni di reclusione. Luca Odevaine, ex responsabile del tavolo per i migranti, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi. Undici anni per il presunto braccio destro di Carminati, Ricardo Brugia, 10 per l'ex Ad di Ama Franco Panzironi.

Ii giudici della X sezione del Tribunale di Roma sono stati chiamati a giudicare i 46 imputati del processo a Mafia Capitale, l'associazione che avrebbe condizionato la politica romana, guidata da l'ex Nar Massimo Carminati e dal ras delle cooperative Salvatore Buzzi. Il presidente della Corte Rosanna Ianniello, prima di entrare in camera di consiglio, ha ringraziato il "personale amministrativo" del tribunale, "senza il quale non sarebbe stato possibile portare a compimento il processo" e i tecnici, che hanno "lavorato con competenze e dedizione". 

Un ringraziamento, da parte del presidente, anche alla procura, in particolare al pm Luca Tescaroli, che "si è contraddistinto per la professionalità" e agli avvocati difensori. Il sindaco di Roma Virginia Raggi sarà presente alla lettura della sentenza Mafia Capitale. Lo si apprende dall'avvocato della Raggi, Alessandro Mancori. Nel procedimento il comune di Roma è parte civile.

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mercoledì 19 luglio 2017

Colpo al clan di Brancaccio: 34 arresti a Palermo

Nel giorno del 25esimo anniversario della strage di via D'Amelio nuovo duro colpo al clan mafioso di Brancaccio di Palermo. Sono 34 gli arresti eseguiti dalle prime ore di questa mattina, dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Palermo, in esecuzione di un'ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip di Palermo, nell’ambito di indagini coordinate dalla locale Dda. Gli arresti vengono eseguiti in Sicilia, Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna e Liguria, "nei confronti dei maggiori esponenti del Mandamento mafioso di Brancaccio e di altrettanti loro complici, nonché al sequestro di numerose aziende, per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro", dicono gli inquirenti. In manette anche degli insospettabili.

Tra i destinatari di custodia cautelare in carcere spicca il nome di Pietro Tagliavia, capo del mandamento mafioso di Brancaccio e della famiglia di 'Corso dei Mille', attualmente ai domiciliari. E c'è anche Giuseppe Lo Porto, il fratello del cooperante Giovanni Lo Porto, ucciso due anni fa al confine tra il Pakistan e l'Afghanistan. Lo Porto, che dopo l'uccisione del fratello, aveva più volte protestato per avere la salma del cooperante in città, avrebbe organizzato la raccolta di denaro per le famiglie dei detenuti, con i soldi provenienti dalle estorsioni e sarebbe stato vicino al capomafia di Brancaccio Pietro Tagliavia.

L'attività di indagine della Dda di Palermo ha anche permesso di dimostrare "il totale controllo, da parte dell'associazione, di un 'gruppo imprenditoriale' distribuito su diverse Regioni, ma particolarmente radicato in Sicilia e Toscana". Nel corso dell operazioni, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza stanno procedendo, rispettivamente, al sequestro di numerosi veicoli e autoveicoli utilizzati per la commissione dei reati contestati, nonché delle aziende riconducibili agli esponenti mafiosi arrestati.

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martedì 18 luglio 2017

Delitto Yara, confermato l'ergastolo in appello e Bossetti piange

Una maratona di 15 ore in camera di consiglio per confermare anche in secondo grado la condanna più severa per Massimo Bossetti. Per i  giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia è lui l'assassino di Yara Gambirasio. Nessuna perizia sul Dna e conferma della condanna all'ergastolo per il muratore di Mapello per l'omicidio della ragazzina di 13 anni uccisa 7 anni fa. 

Per uno dei legali di Bossetti, Claudio Salvagni, "siamo di fronte a un clamoroso errore giudiziario, oggi si e' assistito a una sconfitta del diritto". Mentre Bossetti dopo la sentenza ha pianto, cosi' come la moglie, Marita Comi e sua madre Ester Arzuffi. Al contrario, "giustizia e' fatta!" ha commentato uno dei legali di parte civile, Enrico Pelillo, che ha informato i genitori della tredicenne. La famiglia Gambirasio, sobria come dall'inizio di questa tragica vicenda, si e' limitata a ringraziarlo senza aggiungere altro.

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venerdì 14 luglio 2017

Storia di Liu Xiaobo, il Nobel che sognava un'altra Cina

Liu Xiaobo è morto giovedì 13 luglio dopo una lenta agonia. Si è spento a sessantuno anni l’attivista democratico e premio Nobel per la Pace 2010, primo firmatario dell'appello manifesto 'Charta 08' per i diritti umani e la libertà di espressione. Liu era stato ricoverato nel Primo Ospedale di Shenyang, nella provincia nordorientale di Liaoning, dopo la scarcerazione per motivi di salute. 

Solo il 23 maggio scorso, aveva riferito il mese scorso il suo avvocato Mo Shaoping, gli era stato diagnosticato il cancro al fegato in fase terminale: troppo tardi per salvargli la vita.  Liu era uno dei prominenti intellettuali del dissenso in Cina; letterato, scrittore, critico letterario e docente universitario. 

Una vita spesa a diffondere la libertà di pensiero: tra il 2003 e il 2007 aveva ricoperto il ruolo di presidente dell’Independent Chinese Pen Centre, organizzazione no-profit che sostiene la libertà di espressione degli scrittori cinesi, e aveva diretto la rivista di orientamento democratico Minzhu Zhongguo (“Cina democratica"), fondata negli anni Novanta.

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giovedì 13 luglio 2017

Istat: Oltre 4 milioni di persone in povertà assoluta

Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui. Rispetto al 2015 si rileva una sostanziale stabilità della povertà assoluta in termini sia di famiglie sia di individui. L'incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con 3 o più figli minori, coinvolgendo nel 2016 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila).

La posizione professionale della persona di riferimento incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. E' quanto rileva l'Istat nel report "La povertà in Italia" relativo al 2016. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l'incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti. Rimane, invece, piuttosto contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,5%) e ritirata dal lavoro (3,7%). Come negli anni precedenti l'incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare; 4,0% se è almeno diplomata. 

La povertà relativa nel 2016 risulta stabile rispetto all'anno precedente: riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l'anno precedente). E' quanto rileva l'Istat nel report "La povertà in Italia", diffuso oggi. Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa(calcolata sulla base della spesa familiare rilevata dall'indagine annuale sui consumi), è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%). La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne L'incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%).

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Show dei bolidi di Formula 1 per le strade del centro di Londra

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Spettacolare esibizione dei bolidi di Formula 1 a Londra in vista del Gp di Silverstone. Sotto gli occhi di migliaia di fan è andato in scena “F1 Live London” la gara esibizione nel centro della City. Le monoposto che hanno fatto la storia del Circus si sono date battaglia su una pista urbana preparata nelle vie centrali della capitale britannica. 

Dalle vetture storiche fino a quelle più attuali: in pista, ad esempio la McLaren Honda MP4/6 del 1991 con la quale Ayrton Senna vinse il suo terzo mondiale, o la Renault RS01, la prima vettura turbo nella storia della F1. A girare intorno a Trafalgar Squadre quasi tutti i piloti che domenica scenderanno in pista: Vettel, Raikkonen Ocon, Perez, Grosjean, Stroll, Ricciardo, Verstappen, Bottas e altri ancora.

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